Apocalisse: VII. La nuova Gerusalemme

Apocalisse

VII. La nuova Gerusalemme

1. Re dei re

(Ap. 19,11-14)

E vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco;
e colui che lo cavalcava si chiamava «Fedele» e «Verace»:
     e egli giudica
     e combatte con giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco,
e ha sul suo capo molti diademi;
     porta scritto un nome
     che nessuno conosce all'infuori di lui,
e e' avvolto in un mantello intriso di sangue
e il suo nome è Verbo di Dio.
E gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi,
     vestiti di

(19,15-16)

E dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti.
E egli le governerà con scettro di ferro
e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio onnipotente.
E porta un nome scritto sul mantello
e sul femore:
Re dei re
e Signore dei signori.

2. Il grande bachetto

(19,17-18)

E vidi poi un angelo, ritto sul sole,
e gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:
«Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio.
     Mangiate le carni dei re,
e le carni dei capitani,
e le carni degli eroi,
e le carni dei cavalli
     e dei cavalieri
e le carni di tutti gli uomini,
     liberi e schiavi,
     e piccoli
     e grandi».

3. La bestia catturata

(19,19-21)

E vidi allora la bestia
e i re della terra
e i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo
     e contro il suo esercito.
E la bestia fu catturata e con essa il falso profeta
che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto
     quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua.
     Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco,
     ardente di zolfo.
E tutti gli altri furono uccisi dalla spada
     che usciva di bocca al Cavaliere;
e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

4. Il dragone incatenato

(20,1-3)

E vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso
     e una gran catena in mano.
E afferrò il dragone, il serpente antico,
     cioè il diavolo,
     e satana,
e lo incatenò per mille anni;
e lo gettò nell'Abisso,
e lo rinchiuse
e ne sigillò la porta sopra di lui,
     perché non seducesse più le nazioni,
     fino al compimento dei mille anni.
Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo.

5. Il regno dei mille anni

(20,4-5a)

E vidi alcuni troni
e a quelli che vi si sedettero
e a lei fu dato il potere di giudicare.
Vidi anche le anime dei decapitati
     a causa della testimonanza di Gesù
     e della parola di Dio,
e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua
e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte
     e sulla mano.
Essi ripresero vita
     e regnarono con Cristo per mille anni;
     e gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni.

(20,5b-6)

Questa è la prima risurrezione.
Beati
e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione.
Su di loro non ha potere la seconda morte,
ma saranno sacerdoti di Dio
e del Cristo
e regneranno con lui per mille anni.

(20,7-8)

E quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere
e uscirà per sedurre le nazioni
ai quattro punti della terra,
Gog
e Magòg,
per adunarli per la guerra:
il loro numero sarà come la sabbia del mare.

(20,9-10)

E marciarono su tutta la superficie della terra
e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi
     e la città diletta.
E un fuoco scese dal cielo
     e li divorò.
E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco
     e zolfo,
dove sono anche la bestia
     e il falso profeta:
e saranno tormentati giorno
     e notte
per i secoli dei secoli.

6. Il giudizio delle nazioni

(20,11-12)

E vidi poi un grande trono bianco
e Colui che sedeva su di esso.
     Dalla sua presenza erano scomparsi la terra
     e il cielo
senza lasciar traccia di sé.
E vidi i morti,
     grandi
     e piccoli, ritti davanti al trono.
E furono aperti dei libri.
Fu aperto anche un altro libro,
     quello della vita.
I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.

(20,13-15)

E il mare restituì i morti che esso custodiva
e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi
e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.
E la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco.
Questa è la seconda morte,
lo stagno di fuoco.
E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

7. La Nuova Gerusalemme

(21,1-5a)

E vidi un nuovo cielo
e una nuova terra,
perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi
e il mare non c'era più.
Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo,
     da Dio,
     pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
E udii...

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»;

(21,5b-8) E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.
E soggiunse: Ecco sono compiute!
Io sono l'Alfa e l'Omega,
     il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita.
Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
     e io sarò il suo Dio
     ed egli sarà mio figlio.
Ma per...
     e per tutti i mentitori
     è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo.
E' questa la seconda morte».

(21,9-11)

E venne uno dei sette angeli
     che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli
e mi parlò:
«Vieni,
     ti mostrerò la fidanzata,
     la sposa dell'Agnello».
E l'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande
     e alto,
e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo,
da Dio, risplendente della gloria di Dio.
E il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima,
     come pietra di diaspro cristallino.

(21,12-14) La città è cinta da un grande
e alto muro con dodici porte,
e sopra queste portestanno dodici angeli
e nomi scritti,
     i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele.
A oriente tre porte,
     e a settentrione tre porte,
     e a mezzogiorno tre porte
     e ad occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti,
e sopra i quali sono i dodici nomi
     dei dodici apostoli dell'Agnello.

(21,15-18a)

E colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città,
     e le sue porte
     e le sue mura.
E la città è a forma di quadrato,
e la sua lunghezza è uguale alla larghezza.
E l'angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi;
la lunghezza,
     e la larghezza
     e l'altezza sono eguali.
Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia,
     secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall'angelo.
Le mura sono costruite con diaspro.

(21,18b-21)

E la città è di oro puro,
simile a terso cristallo.
E le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose.
Il primo fondamento...
     Il primo fondamento è di diaspro,
     il secondo di zaffìro,
     il terzo di calcedònio,
     il quarto di smeraldo,
     il quinto di sardònice,
     il sesto di cornalina,
     il settimo di crisòlito,
     l'ottavo di berillo,
     il nono di topazio,
     il decimo di crisopazio,
     l'undecimo di giacinto,
     il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla.
E la piazza della città è di oro puro,
come cristallo trasparente.

(21,22-23)

E non vidi alcun tempio in essa perché il Signore
Dio,
l'Onnipotente,
e l'Agnello sono il suo tempio.
E la città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna
perché la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l'Agnello.

(21,24-27)

Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
E le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
     poiché non vi sarà più notte.
E porteranno a lei la gloria
     e l'onore delle nazioni.
E non entrerà in essa nulla d'impuro,
né chi commette abominio
     o falsità,
ma solo quelli che sono scritti nel libro
     della vita
     dell'Agnello.

(22,1-3a)

E mi mostrò poi un fiume d'acqua viva
     limpida come cristallo,
che scaturiva dal trono di Dio
     e dell'Agnello.
In mezzo alla piazza della città
e da una parte
     e dall'altra del fiume
     si trova un albero di vita
che dà dodici raccolti,
     produce frutti ogni mese;
e le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni.
E non ci sarà piú nulla di maledetto.

(22,3b-5) Il trono di Dio
e dell'Agnello sarà in mezzo a lei
     e i suoi servi lo adoreranno;
e vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
E non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
     né di luce di sole,
     perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno
     nei secoli
     dei secoli.

(22,6-7)

E mi disse: «Queste parole sono certe
e veraci.
E il Signore, il Dio degli spiriti,
e degli profeti, ha mandato il suo angelo
per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve.
Ecco, io verrò presto.
Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».

(22,8-9)

E io, Giovanni,
     che ha udito
     e visto queste cose.
E dopo averle udite
     e viste,
     mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate.
E egli mi disse:
«Guardati dal farlo!
     Io sono un servo di Dio come te
e i tuoi fratelli, i profeti,
e come coloro che custodiscono le parole di questo libro.
E' Dio che devi adorare».

(22,10-11)

E egli mi disse:
«Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro,
perché il tempo è vicino.
Il perverso continui pure a essere perverso,
e l'impuro continui ad essere impuro
e il giusto continui a praticare la giustizia
e il santo si santifichi ancora.


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